Benchè la partita Lakers-Celtics del 10 febbraio sia stata inficiata da una notizia pesante per il mondo cestistico, ovvero la decisione del sessantottenne allenatore degli Utah Jazz Jerry Sloan di ritirarsi, lo spettacolo è stato eccelso, confermando lo stato di “must-follow event” che accompagna ogni scontro fra la parte nobile di Los Angeles e Boston.
Infatti anche questa volta il match era pieno di diversi significati e possibile letture:
da una parte, i campioni in carica, reduci da una regular season zoppicante, colma di critiche, provavano a conquistare il secondo seed a ovest e a scacciare perenni dubbi sull’effettiva validità per aggiudicarsi il Larry O’Brien Trophy.
Dall’altra, un drappello di uomini ridotto all’osso dall’ennesimo infortunio era ancora messo sotto prova (per questa partita, fuori: Shaq, l’omonimo Jermaine, Erden e Marquis Daniels).
Il tutto condito dal possibile, e poi effettivo, raggiungimento del record all-time per triple segnate in carriera da parte di Ray Allen (2562 dietro alle 2560 di Reggie Miller, ormai inattivo).
Alla fine l’ha spuntata chi non si è demoralizzato e ha conseguito interrotamente verso la strada per la vittoria: i Lakers.
Vedendo la partita la sensazione non può essere che Boston l’abbia buttata via, a cavallo dei primi due quarti, per mancanza di killer insisct, nonostante le raccomandazioni di Doc Rivers.
Perciò i numeri dicono: 47 rimbalzi per i gialloviola contro i 36 di Garnett&Co. ma sopprattutto 32 punti nel pitturato concessi invece che 50.
Ovviamente questo va imputato al fatto che tre big-men fossero fuori.
Quello che però lascia sconcertati sono le rotazione un po’… striminzite fra gli esterni della Beantown; perché una squadra da titolo non può far giocare come ala piccola Von Wafer venti minuti (ok, lo so, Marquis Daniels dovrebbe tornare per la post season).
Se la sfida ha acceso qualche spia d’allarme in casa Celtics ne ha spenta qualcun’altra in casa Lakers. Infatti la squadra allenata da Phil Jackson ha ostentato rotazioni difensive al limite della perfezione e fluidità offensiva, precedentemente messa a dura prova dal Kobe “tiranno”, mai vista prima.
Con questa vittoria importante i Lakers hanno alzato la mano all’appello delle contendenti per il titolo.
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